Guerre e paci: il Ruffini di Imperia a Torino per la “Biennale Democrazia”

3 aprile 2025 | 09:34
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Guerre e paci: il Ruffini di Imperia a Torino per la “Biennale Democrazia”

Un’esperienza formativa nel cuore del complicato dibattito civile contemporaneo

Imperia. In un tempo in cui la parola «pace» sembra diventata fragile e la guerra una realtà quotidiana con cui dobbiamo fare i conti, due classi quarte dell’IIS Ruffini di Imperia hanno avuto l’occasione di partecipare a un’esperienza intensa e profondamente educativa: la Biennale Democrazia 2025, tenutasi a Torino dal 26 al 30 marzo, intitolata quest’anno «Guerre e Paci».

Accompagnati dai proff. Marco Oreggia e Alberta Schettino, gli studenti hanno preso parte a un percorso di riflessione critica e consapevole sul nostro tempo. Un tempo segnato da tensioni globali, conflitti armati, crisi sociali e culturali, in cui parlare di pace non è mai stato così urgente. La Biennale ha offerto loro uno spazio vivo e multidisciplinare in cui interrogarsi, confrontarsi e crescere.

Gli appuntamenti si sono tenuti nei luoghi simbolici della cultura torinese – dal teatro Carignano alla Cavallerizza Reale, dal Polo del Novecento alle OGR – e hanno coinvolto nomi di spicco del panorama intellettuale italiano e internazionale: Alessandro Barbero, che ha aperto la manifestazione, Gustavo Zagrebelsky, Gad Lerner, Luciana Castellina, Gabriele Del Grande, con cui i ragazzi hanno potuto anche dialogare in un incontro riservato, Paolo Flores d’Arcais e tanti altri. Le lezioni, i dibattiti e gli incontri hanno toccato temi come verità, libertà, giustizia, conflitti e migrazioni, con uno sguardo aperto e non ideologico sulla complessità del mondo.

Non sono mancati i momenti artistici e performativi: dalla toccante lettura «La guerra civile» con Umberto Orsini, al viaggio immaginato tra le migrazioni europee con «Il secolo mobile» di Gabriele Del Grande, fino alla partecipazione dei ragazzi a «Tintorialive@Biennale Democrazia 2025» con Pif, Stefano Rapone e Daniele Tinti.

Fondamentale è stato il contributo dell’associazione ACMOS, che ha reso possibile questa esperienza con un progetto educativo curato nei minimi dettagli, offrendo ai gruppi partecipanti alloggio, trasporti, prenotazioni agli eventi e accompagnatori, il tutto per una quota simbolica.

Perché oggi più che mai, educare alla pace significa educare alla responsabilità, al dialogo, alla complessità. E noi adulti abbiamo il dovere di offrire occasioni come questa, che lasciano un segno profondo e duraturo.