Autismo, quando la diagnosi arriva in famiglia

2 aprile 2025 | 07:15
Share0
Autismo, quando la diagnosi arriva in famiglia

La riflessione della pedagogista Alice Marrara

Imperia. Che cosa accade nella mente e nel cuore di un genitore quando riceve una diagnosi di autismo per il proprio figlio? È una domanda che tocca corde profonde, e a cui ha risposto la pedagogista Alice Marrara, da vent’anni al fianco delle famiglie nei servizi per l’infanzia.

«Ricevere una diagnosi di autismo può essere un momento di grande impatto emotivo» spiega. «Le reazioni variano da persona a persona, ma spesso si tratta di un mix di sorpresa, smarrimento, paura e, a volte, anche sollievo». Sollievo, sì: perché una diagnosi può diventare la chiave per comprendere comportamenti fino a quel momento enigmatici, fonte di tensione o preoccupazione.

Ma la consapevolezza non arriva immediatamente. «È normale che i genitori attraversino un periodo di elaborazione emotiva» continua Alice. «Si possono vivere fasi di lutto per le aspettative che si erano immaginate, ma anche un risveglio verso nuove prospettive, nuovi modi di vedere il mondo e il proprio bambino». Durante i primi giorni, molti genitori si trovano a fare i conti con pensieri ripetitivi e pieni di interrogativi: «Cosa significa davvero questa diagnosi?» «Che cosa succederà adesso?» «È colpa mia? Ho sbagliato qualcosa?» «Sarà felice? Avrà amici?»

Sono domande che rivelano l’intensità del legame, la preoccupazione per il futuro, ma anche il bisogno di trovare nuovi punti di riferimento. «Una diagnosi non definisce tuo figlio – rassicura la pedagogista – ma è uno strumento per comprenderlo meglio e aiutarlo a esprimere tutto il suo potenziale. È un viaggio che va fatto con i propri tempi, passo dopo passo. Il tuo amore e il tuo impegno sono il dono più grande che puoi offrirgli».

Per accompagnare questo percorso esistono numerose risorse a disposizione delle famiglie: percorsi di formazione, gruppi di supporto, consulenze con professionisti. Ma c’è ancora un ostacolo importante da affrontare: i pregiudizi. «Stereotipi e false credenze sull’autismo – racconta Alice Marrara – possono pesare molto sulla presa di coscienza dei genitori. Possono farli sentire giudicati, inadeguati, isolati. E questo può rallentare il processo di accettazione e rendere più difficile chiedere aiuto».

Contrastare i pregiudizi è un lavoro culturale e umano, ma necessario. Serve a costruire una comunità più informata, accogliente, capace di riconoscere e valorizzare la diversità. «Accogliere una diagnosi – conclude la pedagogista – non significa arrendersi, ma iniziare a guardare con occhi nuovi. È da lì che si può costruire un cammino di conoscenza, fiducia e possibilità».