“Rivogliamo il Maggiorino di una volta”, la sfida dello chef di Napoli: «Liguri fatevi avanti, me ne vado»





Da locale storico, dove sardenaira e focaccia erano di casa, a ristorante partenopeo apprezzato dai turisti, osteggiato dai sanremesi
Sanremo. La spugna non la getta ancora ma è pronto a fare le valigie e tornarsene nella sua bella Napoli. Lo chef-pizzaiolo Tommaso Di Donato che ha rilevato la gestione di Maggiorino un anno e mezzo fa, non ci sta alle critiche continuamente mosse da sanremesi e sanremaschi, nelle recensioni sul web e attraverso il passa parola, quando sconsigliano di recarsi nel suo locale un tempo monumento, patria o semplicemente casa, di sardenaira e focaccia servita al taglio.
La notizia della rimessa in vendita di Maggiorino ha scosso di nuovo gli animi dei liguri affezionati al ricordo dell’antica trattoria di via Roma che portava con sé il nome di Sanremo nel jet set: frequentato da cantanti e conduttori del Festival, rifugio sicuro del sanremasco doc. Una storia passata, rinnovata da un giovane pizzaiolo che quando ha sentito che Maggiorino era finito sul mercato, dopo 20 anni di conduzione della famiglia Embriaco, ha preso armi e bagagli, caricato la famiglia in macchina, e si è trasferito da Napoli a Sanremo pensando di attraccare in un approdo sicuro della ristorazione, forse senza comprendere fino in fondo le potenzialità del posto. E infatti qualcosa è andato storto: quella storia e i fasti che hanno accompagnato il Maggiorino degli anni d’oro hanno lasciato il posto ad un mix inatteso: sardenaira e friarielli, focaccia di Recco e pizza Napoletana. Le specialità sanremasche dal 1939 accostate a quelle napoletane che stanno invadendo la Riviera da qualche anno a questa parte.
E se le prelibatezze partenopee sono e rimangono apprezzatissime dai turisti di ogni dove, Di Donato ha deciso che è tempo di tornarsene “a casa”, ma non senza lanciare prima una sfida a quei liguri locali che ne hanno stroncato l’attività, perché “Maggiorino non è più il Maggiorino di una volta”. Di Donato getta loro il guanto di sfida: «Se proprio ci tenete così tanto a Maggiorino, se proprio i sanremesi ce l’hanno nel cuore, io li sfido a riprenderselo e a riportarlo all’indimenticata tradizione perduta. Ci ho messo anema e core per salvaguardare la tradizione, con tanto di apprezzamento di quei turisti che spesso i sanremesi a parole disprezzano, nonostante tengano in piedi l’economia del luogo. Vendo e me ne ritorno a casa, nella mia Napoli, dove i locali storici ce li teniamo ben stretti. Me ne vado, ma solo se vi fate avanti voi: cari autoctoni».
