CORTE DEI CONTI |
Cronaca
/
Taggia
/

Arma di Taggia, lavori mal eseguiti: dipendenti comunali condannati a risarcire 164mila euro

13 maggio 2021 | 19:56
Share0
Arma di Taggia, lavori mal eseguiti: dipendenti comunali condannati a risarcire 164mila euro

La contestazione di danno erariale riguardava l’appalto per i lavori per riparare due tubazioni di scarico a mare

Arma di Taggia. 164mila euro. E’ la cifra che Stefano Sciandra e Alessandro Tardio, all’epoca dei fatti dipendenti del comune di Arma di Taggia, dovranno risarcire per danno erariale. A condannare i due tecnici sono stati i giudici della Corte dei Conti della Liguria, come rende noto l’agenzia Ansa.

La contestazione di danno erariale riguardava l’appalto per i lavori per riparare due tubazioni di scarico a mare, che erano state danneggiate a causa delle violente mareggiate del gennaio del 2010.

I lavori erano stati assegnati alla ditta ‘Orengo Costruzioni Generali‘. Ma secondo l’accusa non era stati fatti a regola d’arte, tanto che avevano creato una situazione di potenziale pericolo per la navigazione e l’attività di balneazione. Il comune di Taggia, nonostante avesse già pagato la fattura alla ditta, aveva dovuto appaltare a una nuova impressa l’opera di smantellamento della nuova condotta. La procura aveva aperto un’inchiesta e rinviato a giudizio i due dipendenti comunali.
Il verbale che affidava alla ditta Orengo Costruzioni i lavori in somma urgenza era stato sottoscritto dal geometra comunale Tardio, delegato dal capo servizio Sciandra. Tardio aveva certificato il ripristino delle condotte di sfioro a mare e la riparazione dei manufatti. Due mesi dopo in consiglio comunale era stato sollevato il problema di come i lavori non fossero stati eseguiti a regola d’arte ma Tardio aveva fatto ugualmente liquidare la fattura.

Per i giudici contabili, «Tardio per garantirsi la tranquillità personale e non avere problemi di sorta, aveva preferito chiudere gli occhi, disinteressandosi completamente degli effetti delle proprie condotte, ivi compreso lo sperpero di pubblico denaro». I magistrati scrivono, riguardo all’ingegner Sciandra: «dalla lettura degli atti processuali emerge una gestione del tutto personalistica degli appalti pubblici, affidati spesso senza contratto a imprese con cui è in stretto contatto, quasi sempre a trattativa privata». E ancora, emerge «la volontà di Sciandra di approfittare dell’occasione messagli a disposizione dagli effetti dell’improvvisa mareggiata per chiamare un’impresa amica e fargli fare dei lavori con sovrapprezzo facendo apparire come acquistati materiali del tutto assenti».