Trent’anni fa uno dei grandi misteri d’Italia: rapito Davide Cervia, sanremese esperto di guerra elettronica

E’ scomparso da Velletri il 12 settembre del 1990
Sanremo. Esattamente 30 anni fa, il 12 settembre del 1990, prendeva vita uno dei più grandi misteri italiani del dopoguerra, anche se spesso dimenticato e taciuto.
Scomparve da Velletri, dove viveva allora, il sanremese Davide Cervia, sergente della marina militare ed esperto in guerra elettronica, all’epoca 31enne. Subito si parlò anche di allontanamento volontario, fino al racconto di due testimoni oculari, i quali avrebbero assistito, rispetitvamente, al rapimento ed alla fuga dei rapitori.
Da subito la famiglia è stata convinta della seconda ipotesi, collegata alle sue conoscenze militari connesse alla vigilia della Guerra del Golfo. Sembra che qualche mese dopo il nome del tecnico fosse nella lista passeggeri di un volo della Air France: Parigi- Cairo. Il biglietto sarebbe stato acquistato dal ministero degli Esteri francese.
Un anno dopo, con sul sedile posteriore ancora i fiori che Cervia aveva comprato per la moglie nel giorno della sua scomparsa, venne ritrovata alla stazione dei Roma Termini la Volkswagen Golf che uno dei testimoni aveva visto con un rapitore alla guida. Subito dopo il ritrovamento la famiglia afferma di aver ricevuto l’offerta di ben un miliardo di lire per tacere e lasciare perdere l’accaduto. Non sentendosi tutelata dallo stato, non rivelerà mai l’identità dei corruttori.
Negli anni successivi si verificano minacce , segnalazioni dello scomparso in giro per i paesi arabi ed una telefonata contenente una registrazione di Cervia che parla di lavoro. Alla fine, il 5 aprile 2000, la Corte d’appello di Roma, pur confermando l’ipotesi del rapimento, ha archiviato il fascicolo per l’impossibilità di individuare i colpevoli. Nel 2013 il suo istruttore Giovanni Cossù, affermò d che il tecnico elettronico sarebbe stato uno dei massimi esperti di sistemi d’arma impiegati dalla Marina Militare, citando il missile antinave guidato Otomat, venduto in un migliaio di esemplari anche a Iraq e Libia.
Si passa a novembre del 2018, quando il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, aveva affermato di «Riconoscere gli errori dello Stato, verso una famiglia che merita rispetto e verità». Poco tempo prima, il suo dicastero era stato condannato, in merito alla questione, al risarcimento simbolico di un euro ai parenti di Cervia per: «Avere violato il loro diritto alla verità».
IL RACCONTO DI ERIKA E DANIELE, FIGLI DI CERVIA
«Nostro padre si arruolò in Marina, come volontario, nel 1978 e frequentò il corso per ETE/GE (Tecnici elettronici/Guerra elettronica) presso Mariscuole di Taranto dove fu l’unico a conseguire tutti i brevetti previsti per i tecnici elettronici: ECM (Contromisure elettroniche disturbo emissioni radio altrui), ESM (Ricerca segnali comunicazioni radar), ECCM (Disattivazioni disturbo nemico). Studiò insieme ad altri tecnici in una palazzina a piano terra: per l’ingresso c’erano combinazioni segrete e cassaforti per ogni allievo per riporci i documenti; la brutta copia degli appunti doveva essere distrutta con il tritacarta e bruciata in appositi inceneritori. Dal corso in questione uscirono circa 20 tecnici, di cui uno solo era un GE.
Nel 1980 venne trasferito a La Spezia dove, insieme ad altri tecnici, curò il montaggio di apparecchiature segretissime del sistema “Albatros” sulla nave “Maestrale”, gioiello della flotta italiana. Fu l’unico ad occuparsi della manutenzione delle apparecchiature in questione, costruite da almeno 20 aziende differenti. Poiché i sofisticatissimi armamenti elettronici della nave “Maestrale” erano sconosciuti perfino agli istruttori della Marina, frequentò dei corsi di perfezionamento presso due importanti aziende belliche (SMA di Firenze e Selenia di Roma) diventando lui stesso istruttore e uno dei massimi specialisti in sistemi d’arma elettronici: tra i primi 10 in Europa e il migliore in Italia.
Per la delicatezza delle sue cognizioni, la NATO gli impose il “NOS” nulla osta di sicurezza, vincolandolo alla segretezza massima e al silenzio con tutti: nessuno al di fuori della Marina doveva sapere della sua specializzazione. La passione per il suo lavoro, che lo portava spesso lontano da casa, lasciò il posto all’amore per nostra madre e per noi figli. Si congedò alla fine del 1983. La sua vita procedette tranquilla, fin quando, il 12 settembre 1990 venne prelevato con la forza davanti casa, divenendo vittima di un illecito traffico d’armi supersofisticate e di tecnici altamente preparati, che, come dimostrano le migliaia di documenti in nostro possesso, una parte delle istituzioni italiane, a vari livelli, ha volutamente coperto fino a oggi»