A Sanremo le donne non si sentono sicure: “Ogni anno cresce il numero delle iscritte ai corsi di autodifesa”

28 ottobre 2017 | 17:09
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A Sanremo le donne non si sentono sicure: “Ogni anno cresce il numero delle iscritte ai corsi di autodifesa”
A Sanremo le donne non si sentono sicure: “Ogni anno cresce il numero delle iscritte ai corsi di autodifesa”
A Sanremo le donne non si sentono sicure: “Ogni anno cresce il numero delle iscritte ai corsi di autodifesa”
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A Sanremo le donne non si sentono sicure: “Ogni anno cresce il numero delle iscritte ai corsi di autodifesa”
A Sanremo le donne non si sentono sicure: “Ogni anno cresce il numero delle iscritte ai corsi di autodifesa”

Parla Maurizio Zuppa, direttore tecnico dalla palestra Cwk Arti Marziali

Sanremo. C’è chi è spinta dal bisogno di protezione, chi dalla paura, chi dal ricordo traumatico di un’esperienza passata. Sono le donne che frequentano i corsi di difesa personale promossi dalla palestra Cwk Arti Marziali di Sanremo. Donne di tutte le età, dalle 20enni alle 70enni, che hanno intrapreso lezioni individuali o di gruppo per acquisire consapevolezza della loro forza e imparare tecniche di azione e reazione utili a preservare una libertà che avvertono minacciata da situazioni, eventi e soggetti imprevedibili.

«La richiesta di corsi di difesa femminile è nata a partire dagli anni Duemila e ha conosciuto un aumento progressivo nel corso del tempo – spiega Maurizio Zuppa, direttore tecnico della struttura sportiva di via Dante Alighieri –. Da allora teniamo lezioni periodiche, da settembre a giugno, che non abbiamo mai interrotto. Le cause di quest’incremento sono varie ma tutte riconducibili al contesto sociale in cui viviamo oggi, il quale ha suscitato un bisogno diffuso e generalizzato di sicurezza, specie da parte delle donne. Attualmente seguo circa una ventina di donne, ma il sommerso è enorme. Può apparire strano in una città relativamente tranquilla come Sanremo, ma purtroppo è la realtà dei fatti. Nessuno può quantificare con certezza quante donne vivano qui guardandosi costantemente alle spalle. E il paradosso è che debbano seguire un corso in palestra per imparare a difendersi. Quando sento i racconti delle mie allieve, tra le quali oggi conto diverse donne in età avanzata, magari vedove che hanno subito aggressioni, ho i brividi».

Tendenzialmente si rivolgono al maestro Zuppa quelle donne che hanno sviluppato la paura di camminare per strada da sole la sera, di avvicinarsi a luoghi poco illuminati, periferici o “caldi”, quali via Pietro Agosti, via Martiri, il centro storico ma anche zone più frequentate e apparentemente sicure, come corso Garibaldi. Donne quindi che hanno subito episodi di violenza o aggressione e alle quali sono riservati corsi speciali e incontri con terapeuti e psicologici; e donne che, allertate piuttosto che spaventate dalla cronaca di tutti i giorni, vogliono apprendere metodologie e tattiche per prevenire e reagire a eventuali attacchi, ad esempio usando nella maniera corretta lo spray al peperoncino. Queste ultime sono solite iscriversi al corso di difesa personale singolarmente o in coppia con un’amica ma comunque sempre in modo spontaneo. Le prime invece arrivano in palestra dietro il suggerimento di un esperto e al termine di un processo di auto incoraggiamento e determinazione.

«La difesa personale – entra nel merito il direttore tecnico – si fonda su meccaniche molto semplici e sulla reazione al pericolo, in quanto la sola mossa può diventare un’arma a doppio taglio. Bisogna innestare nella donna meccanismi psicologici di difesa, aggressione, contro aggressione e dissuasione che in sede di lezione vengono attivati andando a lavorare sulla parte interiore della donna, perciò nella vita reale da input esterni. Ciò accade perché la difesa personale si basa sullo stesso processo che induce il velocista a intraprendere la corsa sulla pista di atletica soltanto dopo avere udito il colpo di pistola o il “via”: soltanto dopo aver ricevuto lo stimolo, la donna reagisce e agisce. Perché diversamente dagli uomini che fin da bambini hanno avuto la licenza di giocare a fare la lotta, per le donne combattere è un’attività proibita, un tabù che deriva dal tipo di educazione che la nostra società ha sempre impartito al genere femminile. E proprio perché sussistono differenze socio-culturali oltreché fisiche fra uomo e donna, chi intraprende un corso di difesa personale presso di noi segue lezioni sia con me sia con la mia assistente Grazia Ogulin: una donna di tatto e comprensione straordinaria che arriva dove non arrivo io».

Ma cosa rappresenta per un uomo, generalmente l’autore primo di un’aggressione o una violenza compiuta ai danni di una donna, insegnare alle donne a difendersi? «È una domanda che mi sono posto tante volte – risponde Zuooa – e alla quale non ho mai saputo rispondere. So soltanto che oggi sono cadute tutte le barriere, non c’è più rispetto dell’altro. Ogni giorno sui giornali leggo notizie sconvolgenti. Come si fa a stuprare una donna di 80 anni in casa propria? Come si fa a sparare un colpo di fucile alla propria madre? Viviamo in un’epoca di cambiamento sotto tutti i punti di vista, alcuni positivi ma molti altri negativi. E con il mio lavoro cerco di smussare questi ultimi, cerco di aiutare le donne a ritrovare quell’autostima e quella capacità di vivere che le brutte esperienza hanno loro sottratto; cerco di farle sentire più sicure, di condurle in un percorso di riappropriazione di loro stesse».